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Ogni anno, sul finire dell’inverno, le strade barocche di Scicli si animano di cavalli e cavalieri, infiorate, luminarie e trionfi di colori: è la Cavalcata di San Giuseppe, festa della tradizione popolare siciliana, che celebra il Santo e la primavera. Nel 2018, il 17 e 18 di marzo.

Eredità Immateriale tutelata dall’Unesco. Eredità pagana delle feste che scandivano il ciclo dell’anno e delle stagioni. Interpretazione cristiana, che nei secoli ha rivestito di pudore i riti arcaici della fertilità. Contaminazione medievale dei tornei, sublimati nella sfida tra i bardatori, che si contendono il premio alla bardatura più ricca e più bella.

Oggi rappresentazione suggestiva di una spiritualità popolare sempre viva, che trascina tutti i partecipanti – protagonisti e spettatori – nella vertigine sacra e profana della Sicilia.

La Cavalcata di San Giuseppe vede sfilare per le vie di Scicli decine di cavalli, coperti di incredibili manti fioriti: milioni di violaciocche intessute, – un tempo su rami di palma, oggi su teli di juta – riproducono immagini della Sacra Famiglia e della sua fuga in Egitto, e poi simboli sacri e i decori barocchi della città.

Il sabato sera cavalieri in costume contadino guidano la sfilata dei cavalli, che si radunano davanti alla chiesa di San Giuseppe, nel quartiere omonimo, uno dei più antichi di Scicli. Mentre il suono dei campanacci e le acclamazioni dei devoti celebrano il Santo e la prosperità.

Subito dopo, il corteo attraversa il centro cittadino: è il momento del fuoco, che illumina, nutre, purifica. Le torce di ampelodesmo si accendono, e i falò lungo le strade raccolgono attorno a sé devoti e curiosi, a condividere vino, carne e i dolci della tradizione siciliana.

Alla fine il corteo ritorna sul sagrato della chiesa, dove si assegnano i premi alle bardature migliori. Gli sciclitani rientrano a casa e i viaggiatori alle loro dimore, in attesa della giornata successiva.

La domenica mattina, ancora sul sagrato, i manti esposti su piedistalli si lasciano ammirare da vicino, nella bellezza delle tessiture fiorite e dei colori. E al pomeriggio cavalli e cavalieri accompagnano la processione della statua di San Giuseppe, che si conclude con una solenne cerimonia religiosa.

Domenica sera la festa si chiude con la Cena di San Giuseppe: un’asta di beneficenza che consente alla parrocchia di raccogliere fondi… e ai convenuti di conquistare i dolci tradizionali e gli oggetti dell’artigianato siciliano.

La festa comprende anche la Sagra di San Giuseppe: degustazioni di prodotti tipici di Scicli, di Ragusa e della Sicilia. In particolare, il Cucciddatu scaniatu: una golosa ciambella al forno, a base di pasta di pane, caciocavallo, pepe, ricotta e salsiccia. E il Fagiolo cosaruciaru: presidio Slow Food, da gustare in zuppa, insalata, crema o bruschetta, accompagnato da guanciale, pomodori datterini, gamberi o acciughe.

Per partecipare a una delle feste più spettacolari della Sicilia barocca, ti invitiamo a contattarci: definiremo insieme i dettagli di un viaggio tra Sacro e Profano che non dimenticherai.

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